I processi di cambiamento

Nella vita degli individui, in quella delle organizzazioni e anche nel più ampio contesto della società civile , cambiare rappresenta un sofisticato processo di valutazione tra costi e benefici e consiste nel realizzare un equilibrio tra istanze di mantenimento e di conservazione e esigenze di mutamento e rinnovamento (gestire i confini tra continuità e discontinuità tra il conservare e cambiare). Quello che non si deve sottovalutare è il fatto che qualunque cambiamento costa fatica, sofferenza e conflitto e la capacità di gestire il cambiamento può portare all’evoluzione o al declino di una comunità. Molto dipende anche dall’origine del cambiamento: nella lingua inglese si usa il termine CHANGE per indicare un cambiamento che proviene dall’esterno non voluto dal soggetto e CHANGING  per indicare il cambiamento che il soggetto si è proposto.

change

Si può verificare un cambiamento di tipo 1, che comporta un mutamento di singoli elementi o delle loro relazioni all’interno di un sistema dato che rimane stabile, oppure un cambiamento di tipo 2, che consiste nella trasformazione del sistema stesso.

Esistono diverse strategie per gestire questo delicato equilibrio tra ciò che va mantenuto, conservato e ciò che va innovato, mutato tra cui:

  • Informare e argomentare: fornire argomentazioni sui cambiamenti in atto, le persone per mobilitarsi hanno bisogno di conoscere e formarsi un’opinione, di essere informate.
  • coerenza tra enunciati e prassi: la rilevanza del cambiamento viene misurata dai comportamenti messi in atto, non dagli enunciati.
  • gestire le emozioni: ogni cambiamento è caratterizzato da emozioni e prendere atto di questo può allentare la tensione e mobilitare all’azione.
  • sviluppare le competenze: i cambiamenti ci permettono di ridefinire le competenze.
  • ridefinire la gerarchia: la posizione gerarchica ha perso importanza in favore della competenza. Si può passare da gerarchia inibitoria a una dirigenza promotrice.
  • presidiare i confini: ad esempio gestire i confini fra efficacia e efficienza, fra delega e controllo, tra mantenimento e innovazione.
  • aprirsi all’esterno: l’intraprendenza e l’innovazione possono generare ansia e incertezze, ma stimolano anche ad orientarsi al futuro.
  • prepararsi alla complessità: la complessità è una necessità, è un modo di adeguare il ragionamento e il pensiero alla complessità del reale, portando ad un apprendimento e ad una produzione di conoscenza continua.

AAEAAQAAAAAAAAWtAAAAJDcxYmZmYzdiLTI2YTQtNDdiNS1iNGNkLTVmNjM1ZmM2ZmFhNg

Vista la complessità dei processi di cambiamento sia a livello organizzativo che a livello personale è sempre consigliato il supporto di un consulente qualificato che abbia competenze in ambito multidisciplinare che comprendano sia dimensioni del business che psicosociali.

Annunci

Il coaching: la mia passione

COACHING: molti sentiranno questa parola per la prima volta, molti altri hanno un’idea di cosa sia, altri ancora hanno avuto esperienze di coaching come clienti. Spesso questa parola viene utilizzata come ‘termine ombrello‘ che copre una vasta categoria di interventi, molti dei quali poco hanno a che fare con il coaching inteso come: “l’arte di facilitare la prestazione, l’apprendimento di nuovi comportamenti e lo sviluppo del cliente”.

msu-personal-personal-coaching-491-266

In Italia il coaching è poco conosciuto rispetto ad altri paesi europei e del mondo; qui da noi è stato spesso un servizio richiesto per lo più dalle multinazionali presenti nel nostro paese, per migliorare le prestazioni dei propri executives e line managers. Negli ultimi anni questo tipo di servizio si sta diffondendo a macchia d’olio, e come tutte le cose che si diffondono come fosse una moda del momento, è bene stare attenti a ciò che viene proposto per evitare di incorrere in offerte fini a se stesse e che non apportano dei risultati efficaci, più o meno stabili nel tempo e misurabili.

Essere coach richiede delle capacità e competenze non indifferenti da parte del professionista, non è un’attività che può essere fatta in modo efficace se non con delle solide basi formative, che vanno dalla laurea in materie umanistiche fino al corso specifico sul coaching, per passare poi al processo di sviluppo continuo e di supervisione, questi ultimi permettono al coach di rimanere centrato sul processo. D’altronde anche il coach è un essere umano con i suoi punti di forza e di criticità che vanno monitorati nel tempo.

La mia grande passione per le persone, per il loro sviluppo e per la scoperta dei loro talenti in modo che queste possano sfruttarli a proprio favore nella vita lavorativa e privata, mi hanno indirizzato il mio interesse per questo servizio. Sono un coach per passione prima di tutto: passione per il benessere delle persone nelle organizzazioni; passione per la felicità delle persone; passione per la loro crescita, personale e professionale. Alla mia passione per le persone, alle mie competenze acquisite nel percorso di studi e formazione specifica, aggiungo la mia esperienza di vita fatta di sfide affrontate con determinazione che mi hanno portato a successi, ma anche a insuccessi che sono state le leve che mi spingono a fare sempre meglio e non arrendermi di fronte alle difficoltà.

Essere coach è prima di tutto accogliere la persona nella sua unicità, sospendendo il giudizio e ponendosi in ascolto di ciò che è esplicito e implicito nelle parole del coachee, senza interpretarle ma ponendo le domande appropriate al fine di attivare un processo di autoriflessione di cui solo il coachee è responsabile, sia per gli obiettivi che vuole raggiungere sia dei risultati del processo; il coach sarà lì a supportarlo nel suo processo di modifica degli atteggiamenti che sottostanno ai comportamenti.

Il mio modo di intendere il coaching non è quello di vendere corsi online o ebook che promettono mirabolanti cambiamenti con la semplice lettura di un libro o visione di una serie di video. Il coaching non è persuasione delle persone attraverso tecniche comunicative spesso basate sulla vendita di idee da parte di persone che si definiscono guru e supermen forniti di microfono che dispensano consigli su come comportarsi e lezioni di vita. Il coaching non è formazione d’aula e neppure semplice formazione poiché non vi è una relazione di tipo docente-discente.

Il coaching non offre soluzioni rapide per il raggiungimento del cambiamento personale, il coach non ha la bacchetta magica per risolvere i problemi delle persone; piuttosto vorrei sottolineare che sono necessari uno sforzo sostenuto e l’impegno da parte del coachee per un esito positivo nei confronti delle sfide e delle difficoltà della vita personale e professionale. Quindi se sei una persona che vuole un grande cambiamento con un minimo sforzo allora il coaching non è per te!

Riprendendo le parole di una mia docente del master in Business Coaching, Emanuela del Pianto (2009): “il coaching è fare un viaggio con uno skipper esperto, che ti aiuta a capire tutti i movimenti sbagliati che fai, per governare la barca nella quale dimori e a individuare i movimenti giusti, per un governo efficace della tua dimora. Ti aiuta, infine ad allenarti a fare questi movimenti, correggendo le imperfezioni che le vecchie abitudini fanno difficoltà a cancellare. Una volta che tu diventi un bravo skipper della tua dimora, qualunque il sia il mare che stai attraversando, il coaching è finito, o meglio, il coaching inteso come percorso con un coach, ma non inteso come un lungo viaggio, dove tu sei condicente e condotto insieme, che solo adesso sta per cominciare